Dott.ssa Anna Bernabei

Dott.ssa Anna Bernabei

L’ecografia del I trimestre (fino alla 12° settimana)fornisce informazioni molto importanti ai fini del regolare decorso della gravidanza:

  • Consente di accertare la regolare sede intrauterina della gravidanza(differenziando quindi le normali gravidanze intrauterine da quelle extrauterine).
  • Consente di stabilire il numero di camere gestazionali e di embrioni presenti.In caso di gravidanza gemellare è indispensabile riconoscere il tipo di gemellarità (monocoriale o bicoriale; monoamniotica o biamniotica) in base al numero delle placente e dei sacchi gestazionali. In particolare occorre sapere che quest’ultima valutazione è possibile con certezza solo nelle prime settimane di gravidanza, mentre può risultare impossibile in epoche gestazionali successive.
  • Permette la datazione dell’epoca di gestazione madiante la misurazione della lunghezza vertice-sacro dell’embrione(CRL).Tale valutazione è assai importante per poter poi capire quali feti crescono poco, o crescono troppo (ritardo di crescita): se la gravidanza non è stata datata con certezza questa valutazione risulta impossibile.
  • Consente di diagnosticare tempestivamente la presenza di distacchi coriali od amnio-coriali (reperti frequenti, che a volte si manifestano con delle perdite ematiche vaginali) o la presenza di un eventuale aborto interno.
  • Consente di eseguire lo Screening ecografico del rischio di cromosomopatie mediante la valutazione della TRANSLUCENZA NUCALE.
  • Consente di diagnosticare alcune anomalie embrionali o fetali gravi, che possano essere visibili a questa epoca (anencefalia, igroma cistico, ecc.).
  • Consente di evidenziare la presenza di malformazioni uterine, fibromi e patologie degli annessi.

Nel primo trimestre inoltre l’ecografia risulta essere di valido aiuto anche per identificare quei feti che possono essere a maggior rischio di malattie cromosomiche, andando a studiare alcune strutture ben precise:

  • La Traslucenza Nucale che può essere associata alla trisomia 21 e che abbiamo già approfondito nel precedente articolo;
  • L’Osso Nasale: la regolare presenza dell’osso nasale ha importanza sul calcolo del rischio di trisomia 21. I dati della letteratura dimostrano infatti che, in queste settimane di gravidanza, l’assenza dell’osso nasale si associa al 60-70% di feti affetti da sindrome di Down, così come anche la NT, le dimensioni del feto e l’etnia materna (afrocaraibica);
  • L’Insufficienza Tricuspidale:la valutazione del flusso della valvola tricuspide fetale in questa epoca gestazionale può essere utile per far sospettare la presenza di anomalie cromosomiche e di difetti cardiaci; 
  • Il Flusso del Dotto Venoso: un incremento delle resistenze nel flusso del dotto venoso è associato ad anomalie cromosomiche, difetti cardiaci e altre anomalie. Inoltre l’inserimento del valore del dotto venoso nel test combinato migliora la sensibilità per la trisomia 21 dal 90 al 95% con un tasso di falsi positivi del 3%. Viene inserito in questo calcolo solo in quel 15% di popolazione totale in cui sia presente un rischio intermedio di cromosomopatia dopo il test combinato;
  • L’Angolo Facciale: i feti con trisomia 21 risultano avere un profilo piatto. La misurazione dell’angolo tra la la mascella e la fronte , se ottuso, può far sospettare quindi una trisomia 21. Ma il 5% dei feti normali può avere un angolo piatto.

L’ecografia nel primo trimestre permette anche di individuare le donne a rischio di pre-eclampsia. Infatti si è visto che, misurando l’apporto di sangue dalla placenta al bambino con l’Ecografia Doppler delle arterie uterine, associando questo dato alla storia clinica della donna, ai dosaggi su sangue materno della PAPP-A e di una sostanza di origine placentare chiamata PLGF (fattore di crescita placentare) ed alla pressione arteriosa, possiamo definire già a 12 settimana qual è il rischio che la gestante sviluppi la gestosi nelle epoche successive della gravidanza.


È un passo avanti importantissimo perché finora non avevamo a disposizione nessuno strumento efficace per l’identificazione delle donne a rischio, mentre l’unica terapia risolutiva ad oggi è far nascere il bambino, a volte in epoche fin troppo precoci, con tutte le problematiche legate alla prematurità. Scoprire i casi a rischio consente di intraprendere la terapia preventiva con aspirinetta già nel primo trimestre e questo, associato a controlli più assidui – ecografici e clinici – potrebbe portare quasi a un dimezzamento dei casi che sviluppano la patologia.